Rispondiamo, con questo comunicato, alla segnalazione al Piccolo del 23 maggio da parte del compagno Luca Marsi, a nome del Partito Socialista Italiano - Federazione di Trieste, dal titolo "Impieghiamo l'esercito".
Nell'esprimere cordoglio e vicinanza a tutte/i le/gli studentesse/i di Brindisi e alla famiglia di Melissa, i Giovani Comunisti/e di Trieste ritengono che le posizioni espresse dai compagni del PSI triestino sull'uso dell'esercito siano molto gravi.
Condividendo la necessità del ritiro immediato delle truppe dai fronti di guerra, riteniamo inaccettabile l'idea che, in nome della nostra sicurezza, lo Stato impieghi le forze armate sul territorio e davanti alle nostre scuole.
Ad oggi ancora non si sa di chi sia la mano infame dietro al delitto di Brindisi e forse, a guardare la nostra triste storia recente (Piazza Fontana, Brescia, ecc...) non lo sapremo mai.
Sappiamo però una cosa: dal 19 maggio l'attacco alla scuola e ai nostri diritti ha fatto un salto di qualità.
Per anni abbiamo difeso la scuola e l'università pubblica dagli attacchi sempre più duri dei governi, dalle privatizzazioni e dai tagli. Il bilancio di quella lotta non spetta a questo comunicato, ma ci abbiamo provato, con passione, con determinazione, con rabbia.
Oggi, ancora con la rabbia in corpo di chi crede che non si può morire davanti a scuola, crediamo sia giunto il momento per una riflessione seria di quello che sta succedendo in questo paese, e il movimento studentesco deve prendersi le sue responsabilità e rialzare la testa.
Dal 19 maggio, per i padroni e per il governo,il discorso sarà uno: abbiamo bisogno di più poteri per garantire la sicurezza dei cittadini.
Cari padroni, caro governo... non abbiamo bisogno di qualcuno che scelga per noi i nostri nemici. Li conosciamo già! Siete voi, sono le vostre politiche, la vostra crisi, il vostro sistema.
Come non abbiamo mai accettato i padroni e i preti nelle nostre scuole, non accetteremo la polizia e l'esercito. La scuola e l'università sono, e devono rimanere, luoghi liberi di trasmissione e produzione di sapere, socialità e formazione critica!
Noi non abbiamo paura!
Giovani Comuniste/i Trieste
giovedì 24 maggio 2012
venerdì 11 maggio 2012
Boicotta l'INVALSI! I Giovani Comunisti al corteo UDS
I Giovani Comunisti di Trieste aderiscono al corteo NO INVALSI indetto dall'Unione degli Studenti nella giornata di mercoledì 16 maggio (ore 9:00, piazza Goldoni).
Condividiamo pienamente le ragioni della contrarietà ai test Invalsi, e invitiamo tutti/e gli/le studenti/esse di Trieste a boicottare i test, a partecipare ai referendum autogestiti e a partecipare alla manifestazione cittadina.
Dietro ai test Invalsi si celano infatti precisi scopi politici, in continuità con le politiche di distruzione della Scuola Pubblica ( e dell'università) portate avanti dai governi di centro-destra e centro-sinistra in questi ultimi 15 anni.
In un quadro di forte sotto-finanziamento del sistema pubblico d'istruzione, a favore di spese militari e scuole private, i test Invalsi nascondono il fine preciso di dividere le scuole in istituti di serie A e di serie B, premiando poche scuole virtuose e penalizzando le scuole non virtuose (con quali criteri??), introducendo di fatto un meccanismo di selezione di classe nella Scuola Pubblica.
Scuole ben finanziate, aperte sempre più all'influenza dei privati, e con tasse d'istituto sempre più alte per i figli dei ricchi.
Scuole sotto-finanziate, con didattica sempre più carente e strutture fatiscenti, per i figli dei lavoratori.
Un futuro roseo per i primi, una vita di sfruttamento e disoccupazione per gli altri.
Insomma....il coronamento di 15 anni di contro-riforme della scuola, dall'autonomia scolastica, alla riforma Moratti fino alla riforma Gelmini.
La scuola e l'università pubbliche non possono essere sacrificate sull'altare della crisi e dell'austerità!
Difenderemo la scuola pubblica fino all'ultimo, contro le grinfie dei mercati e dei governi loro complici, contro la loro crisi, contro il loro debito, contro il loro sistema.
Vogliamo una scuola pubblica gratuita, laica e di qualità!
Condividiamo pienamente le ragioni della contrarietà ai test Invalsi, e invitiamo tutti/e gli/le studenti/esse di Trieste a boicottare i test, a partecipare ai referendum autogestiti e a partecipare alla manifestazione cittadina.
Dietro ai test Invalsi si celano infatti precisi scopi politici, in continuità con le politiche di distruzione della Scuola Pubblica ( e dell'università) portate avanti dai governi di centro-destra e centro-sinistra in questi ultimi 15 anni.
In un quadro di forte sotto-finanziamento del sistema pubblico d'istruzione, a favore di spese militari e scuole private, i test Invalsi nascondono il fine preciso di dividere le scuole in istituti di serie A e di serie B, premiando poche scuole virtuose e penalizzando le scuole non virtuose (con quali criteri??), introducendo di fatto un meccanismo di selezione di classe nella Scuola Pubblica.
Scuole ben finanziate, aperte sempre più all'influenza dei privati, e con tasse d'istituto sempre più alte per i figli dei ricchi.
Scuole sotto-finanziate, con didattica sempre più carente e strutture fatiscenti, per i figli dei lavoratori.
Un futuro roseo per i primi, una vita di sfruttamento e disoccupazione per gli altri.
Insomma....il coronamento di 15 anni di contro-riforme della scuola, dall'autonomia scolastica, alla riforma Moratti fino alla riforma Gelmini.
La scuola e l'università pubbliche non possono essere sacrificate sull'altare della crisi e dell'austerità!
Difenderemo la scuola pubblica fino all'ultimo, contro le grinfie dei mercati e dei governi loro complici, contro la loro crisi, contro il loro debito, contro il loro sistema.
Vogliamo una scuola pubblica gratuita, laica e di qualità!
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lunedì 30 aprile 2012
Uniti si vince! - Volantone GC al Primo Maggio
Il testo del volantone che distribuiremo al corteo del Primo Maggio!!
Lavoratori, studenti
e precari…Uniti si vince!
La crisi economica iniziata oramai cinque anni fa, non solo
non accenna a finire ma, a dispetto delle previsioni degli economisti borghesi
e dei governi, sembra prepararsi ad una picchiata senza sosta verso la recessione.
Lungi dall’essere solamente una crisi finanziaria come vanno
ripetendo i governi e le forze politiche che li sostengono, centrodestra e
centrosinistra insieme, a questa crisi strutturale del sistema produttivo
(crisi di sovrapproduzione) si sommano la crisi dei mercati finanziari e la
crisi dei debiti sovrani.
Un mix molto pericoloso al quale i governi rispondono con
provvedimenti di austerità che non fanno altro che peggiorare la situazione
(vedi il caso della Grecia), creando miseria, crisi occupazionale e lo
smantellamento definitivo del “welfare state” e dei servizi pubblici
sopravvissuti ai tagli e alle privatizzazioni di questi ultimi anni.
E’ in questo scenario inedito che s’inseriscono le lotte di
resistenza alla crisi che si sono aperte sul nostro territorio e che
preannunciano una situazione di conflittualità sociale simile a quella di altri
paesi (Spagna e Grecia).
In questo quadro globale quindi va inserita la nostra
analisi e le nostre proposte per capire come uscire dal pantano in cui la
sinistra e i sindacati si trovano immersi, apparentemente incapaci di venirne
fuori e di rimettersi al servizio del conflitto sempre più aperto contro la
crisi e il sistema economico che l’ha generata.
L’attacco al lavoro.
In Italia oggi l’attacco frontale dei padroni contro le
condizioni di vita di chi lavora si chiama Riforma del mercato del Lavoro.
E’ da qui che parte la controffensiva padronale ai diritti
del lavoro e dei lavoratori. Un attacco che prende di mira l’articolo 18 dello
Statuto dei Lavoratori (legge n.300 del 20 maggio 1970.)
Si tratta in definitiva di togliere le tutele legali che
vietano i licenziamenti senza giusta causa e discriminatori, tutelando il
lavoratore garantendone il reintegro sul posto di lavoro.
La controffensiva è tutta ideologica, frutto dell’astio
accumulato dai padroni nei 40 che ci separano dalla stagione di lotte sindacali
del ’68-’69, e grazie alle quali questi diritti furono conquistati.
La retorica con cui viene propagandata la necessità della
riforma è di conseguenza ideologica e mira a dividere il fronte dei lavoratori:
“l’articolo 18 (a detta del Ministro Fornero) scoraggia le aziende ad assumere
nuovi lavoratori”.
La domanda che si pone immediata è questa: com’è possibile
che aumentando i licenziamenti, si possano creare posti di lavoro?
Questa propaganda assume allora un preciso significato, che
è quello di contrapporre i lavoratori tutelati ai lavoratori non tutelati e di
mettere contro i giovani con i meno giovani, scatenando una guerra tra poveri
simile a quella scatenata scientificamente contro gli immigrati dalla Lega
(ladrona) e dalle forze xenofobe e padronali.
Il precariato
In questo quadro generale è giusto soffermarsi sulla
questione del precariato.
La precarietà di fatto non viene abolita dal governo che in
nome dell’equità (il grande cavallo di battaglia di Monti e co.), equamente non
tocca nessuna delle 46 tipologie contrattuali del lavoro precario.
Tutto ciò passa nel silenzio generale, un silenzio rotto
solamente dalla propaganda a reti unificate (RAI, Mediaset, La7 ecc…) di cui
parlavamo poche righe sopra.
I precari sono proprio quei lavoratori non tutelati che il
governo vorrebbe mettere contro ai lavoratori tutelati, in una competizione
continua per il lavoro che non c’è.
Perché proprio di competizione si tratta. La competizione di
chi, sfruttato e mal pagato è disposto a tutto pur di avere un posto di lavoro.
Su questo punto è giusto fare un’analisi più approfondita.
Il precariato non cade dal cielo, ma è condizione necessaria per creare eserciti
di lavoratori pronti a tutto, eserciti attraverso i quali ricattare chi il
lavoro ce l’ha già…della serie : “accetta i bassi salari, accetta l’aumento
delle ore di lavoro e stai buono, sennò ti licenzio e ci saranno altre 100
persone disposte a rimpiazzarti, a meno salario e a meno diritti”
Il precariato e la disoccupazione (che non accenna a
diminuire…anzi) sono condizioni necessarie per mantenere nello sfruttamento i
lavoratori.
Nel contesto della crisi questa situazione di incertezza
lavorativa si sta allargando sempre più colpendo fasce di popolazione sempre
più ampie. La precarietà quindi diventa condizione esistenziale non solo dei
giovani, ma anche di tantissimi lavoratori che, licenziati dai loro posti di
lavoro si barcamenano tra lavori e lavoretti nelle cooperative pur di
accumulare con grande fatica i contributi che li dividono dalla pensione.
Ad oggi quindi, il problema della precarietà va affrontato
in maniera ampia, anche contro le retoriche giovaniliste di chi pensa che solo
i giovani ne siano afflitti, che alimentano nei fatti la divisione su base
generazionale dei lavoratori.
L’unità. L’unica
risposta.
Per anni abbiamo lottato divisi, facendo di fatto il gioco
di chi, grazie alla nostra divisione, ha potuto aumentare i suoi profitti.
Per troppi anni abbiamo sentito dire che gli studenti
dovevano stare in una piazza, i precari in un’altra e i lavoratori in una
terza.
Noi crediamo che la debolezza intrinseca dei movimenti
studenteschi e giovanili di questi anni risieda proprio in questo approccio
sbagliato, approccio che ha di fatto messo quei movimenti nelle condizioni di
perdere le loro battaglie.
Ad oggi cosa resta delle straordinarie lotte degli studenti
contro la Riforma Gelmini del 2008-2009?
Ad oggi cosa resta degli innumerevoli tentativi di aggregare
il movimento dei precari su basi generazionali? Crediamo che a queste domande
vadano date delle risposte ben precise, perché le vere battaglie perse sono
quelle dalle quali non si impara niente.
Ci resta quindi un'unica possibilità: l’unità.
Unità che va costruita attorno a piattaforme chiare che
siano in grado di coagulare tutti i settori sociali che oggi vivono la crisi,
non vogliono pagarla, ma fanno ancora fatica a trovare una soluzione.
Le straordinarie lotte in Cile, in Grecia, in Spagna e
Francia ci sono da esempio per tracciare la strada.
Quando si scende in campo per affrontare una battaglia, la
prima cosa da fare è guardarsi in giro e capire quali sono gli alleati più
forti con i quali lottare.
Posta l’esigenza di organizzarsi sul proprio posto di lavoro
e di studio, l’esperienza di questi ultimi anni indica a noi giovani, ancora
una volta, la classe operaia come alleato più forte con il quale condurre la
lotta contro il Governo e contro il sistema.
Non lo diciamo per una sorta di vecchio “culto
dell’operaio”, ma proprio perché l’evidenza (dal 16 ottobre 2010 in poi) ci
insegna che è attorno agli operai e alle loro organizzazioni che si può
ricostruire un fronte contro la crisi.
E’ con gli operai e con i lavoratori che bisogna lottare se
si vuole essere vincenti!
Agli scettici facciamo questa domanda: se la classe operaia,
con le sue tradizioni di lotta ed organizzazione, fa fatica a difendere un
diritto (art.18 e CCNL) che aveva già, come faranno da soli i precari e i
giovani, nella loro disorganizzazione (sic!) cronica a conquistare diritti che
non hanno ancora????
La nostra proposta va quindi in questa direzione: l’unità
tra studenti, precari e lavoratori!
Vogliamo un’unità che si basi su parole d’ordine chiare:
l’articolo 18 non si tocca (ma, anzi, va esteso a tutte/i), no alla Riforma
delle Pensioni e contro la precarietà!
Con questa chiarezza chiediamo alle forze sociali in campo
di fare uno sforzo di unità, e chiediamo alla CGIL lo Sciopero Generale come
unica possibilità di unire e generalizzare le esperienze sparse di resistenza e
di lotta che si sono aperte.
Uno Sciopero Generale vero, che fermi il paese, contro il
Governo delle banche e le forze politiche che lo sostengono.
Attorno a questa prospettiva vogliamo organizzare la rabbia
crescente dei tanti giovani che vivono la precarietà della crisi.
Vogliamo poter non solo sognare, ma vivere fino in fondo la
possibilità di un’alternativa diversa a questo sistema poiché siamo consci che
entro i limiti del capitalismo non ci sarà mai vero spazio per le
rivendicazioni dei giovani e dei lavoratori.
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sabato 28 aprile 2012
giovedì 29 marzo 2012
Diffusione militante de "Il Manifesto" - martedì 3 aprile all'Università di Trieste
DIFFUSIONE MILITANTE de "IL MANIFESTO"
Martedì 3 aprile
Università Centrale di Trieste
dalle 11:30 fino ad esaurimento giornali
Per unire le lotte, e unire le forze, contro il Governo e i padroni, abbiamo bisogno di una voce libera e indipendente per approfondire l'attualità e capire il mondo in cui viviamo.
Il Manifesto, quotidiano comunista da 40 anni, rischia la chiusura per mano del governo e dei tagli all'editoria. Perdere questo giornale, e questo strumento, sarebbe un grave colpo per i militanti, la sinistra e la democrazia nel nostro paese, già messa a dura prova dagli attacchi continui contro il lavoro, i diritti, nel nome del mercato e delle banche.
Da comunisti, da militanti, che non vogliono piegare la testa, abbiamo deciso di intraprendere questo percorso di diffusione militante del nostro giornale, perchè crediamo che il Manifesto, per DIFENDERLO, bisogna DIFFONDERLO!
Troverete i nostri compagni all'Università, zona edificio centrale e mensa. Bastano 1,5 euro per sostenerlo!
NOI ZITTI NO!
Giovani Comuniste/ i Trieste
giovedì 22 marzo 2012
In ricordo di Paolo Fonda
Nella notte fra il 20 e il 21 marzo è morto – consumato da una malattia incurabile – il compagno Paolo Fonda.
Comunista da sempre, Paolo si era formato a Trieste nelle grandi battaglie sindacali degli anni Settanta: dirigente dei ferrovieri della Cgil, nei suoi luoghi di lavoro ha sempre lottato per la liberazione dei lavoratori dallo sfruttamento, senza dismettere nemmeno per un attimo la sua attitudine battagliera di comunista. In coerenza con la sua vita da combattente, negli ultimi anni aveva ripreso la militanza attiva nel Partito della Rifondazione Comunista, partecipando alla ricostruzione del circolo Prc di Trieste “Walter Lunardelli”: vicino alle posizioni della tendenza FalceMartello, ha continuato a darsi da fare – a diretto contatto con i militanti più giovani – per il rilancio delle idee rivoluzionarie, e per fare del Prc un’organizzazione in cui ogni lavoratore e ogni studente potesse sentirsi a casa.
La sua coerenza e il suo impegno – intenso anche negli ultimi mesi della sua esistenza, nonostante la malattia – continueranno a orientare le battaglie di tutti coloro i quali hanno avuto il privilegio di conoscerlo.
"Se io muoio non piangere per me, fai quello che facevo io e continuerò vivendo in te"
Ernesto Guevara
martedì 13 marzo 2012
Fiaccolata per il Museo Ferroviario di Campo Marzio - mercoledì 14 marzo
Domani, mercoledì 14 marzo, alle ore 18, fiaccolata per la salvaguardia del Museo Ferroviario di Campo Marzio. Ritrovo Stazione Centrale di Trieste, piazza Libertà.
Organizza il Comitato Pendolari del FVG in solidarietà ai volontari del museo.
http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2012/02/29/news/pendolari-a-difesa-di-campo-marzio-1.3237158
Come Giovani Comunisti saremo presenti in piazza con il volantino NO TAV distribuito domenica in stazione, assieme ai compagni del Circolo W.Lunardelli e della Federazione della Sinistra.
Più Treni, meno TAV!
Organizza il Comitato Pendolari del FVG in solidarietà ai volontari del museo.
http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2012/02/29/news/pendolari-a-difesa-di-campo-marzio-1.3237158
Come Giovani Comunisti saremo presenti in piazza con il volantino NO TAV distribuito domenica in stazione, assieme ai compagni del Circolo W.Lunardelli e della Federazione della Sinistra.
Più Treni, meno TAV!
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